Incontro con il gen. Patrick De Rousiers

Incontro con il gen. Patrick De Rousiers

Patrick De Rousiers è un militare, Generale dell’Aviazione Francese e – da tre anni – Presidente del Comitato Militare dell’UE. In questo periodo si è trovato a coordinare un’attività che, per numero e tipologia, non si era mai avuta nella storia UEMC.

Abbiamo avuto l’opportunità di un’ora di colloquio con lui, per raccogliere il suo punto di vista sul contributo che il sistema militare ha potuto dare e potrà dare al ruolo che l’UE intende giocare nel contesto mondiale attuale.

Il Generale – nella più pura tradizione francese – sa usare le parole ed i concetti ad esse collegati con ricchezza di sfumature, per cui è ben possibile riarticolare il suo pensiero intorno al alcune parole chiave.

Solidarietà

Introducendoci alle cose dell’UEMC il Generale ha anzitutto precisato che tale organizzazione non è un’alleanza, quindi è per sua natura diversa dalla NATO; e questa peculiarità va interpretata e calata concretamente – in particolare dal suo Presidente – nella sua azione di indirizzo e coordinamento.

Un principio fondamentale di questa azione è la cura costante nel riconoscere a tutti gli Stati membri un ruolo e un ascolto paritetico, pur nella differenza delle stili politici e degli strumenti operativi: in altre parole occorre applicare il principio della solidarietà collegiale.

Cosa – aggiungiamo noi – non sempre facile con un consesso di quasi trenta attori, di cui nove impegnati direttamente in sei operazioni e quasi 5.000 uomini coinvolti.

Questo metodo di “solidarietà di indirizzo” è alla base del successo delle operazioni.

A questo riguardo il Gen. De Rousiers ha voluto precisarci che un’ operazione dell’UEMC può definirsi un successo quando, come nel caso ATALANTA e EUTM MALI, essa sa valorizzare l’aspetto istituzionale dell’UE e coinvolgere su una piattaforma di crisi condivisa i partner non europei.

Leadership

Tutti gli appartenenti al sistema UEMC sono ascoltati con la stessa attenzione, ognuno è importante; ma non tutti sono leader.

E il sistema ha bisogno di leader: che prendano l’iniziativa, che mostrino generosità in termini di strumenti e uomini, che sappiano coordinare in modo costruttivo le azioni, che siano disponibili ad assumersi rischi.

In questo senso il Generale ci ha potuto confermare che durante il suo periodo di presidenza ha visto crescere notevolmente la capacità degli Stati di assumersi i rischi propri di questo genere di interventi. E ciò vale per alcune nazioni in particolare; tra cui l’Italia che ha tutt’oggi il comando di due operazioni sotto egida europea.

Operatività duale e a lungo termine

Gli interventi dell’UEMC non sono stati esclusivamente e specificatamente pure operazioni militari.

Essi si inseriscono in un mandato più ampio, che parte sempre dall’ “esserci per aiutare” , sia nel fornire sicurezza che per sostenere operazioni più genericamente di difesa civile.

Non si dimentichi il sostegno dato durate la fase acuta della cosiddetta Crisi Ebola.

In secondo luogo si è ormai dimostrata la capacità di sostenere operazioni a lungo termine, come ATALANTA, attiva sin dal 2008.

Va ricordato, inoltre, l’enorme sforzo di salvataggio di persone in mare e il lavoro di intelligence che accompagna l’azione di contrasto duro a coloro che trafficano vite umane mettendone anche a repentaglio la sopravvivenza.

Queste tre operatività sono distinte, ma devono essere comprese e impostate sotto una strategia unitaria, sia per essere efficaci sia per mostrare più chiaramente l’approccio e la volontà dell’UE rispetto a questo tipo di situazioni.

Dialogo Strategico

L’UE agisce nel mondo e la sua azione di politica estera, compresa la dimensione militare, necessita di una strategia.

Per questo il Gen. De Rousiers ha dedicato una parte importante del suo tempo a sviluppare quello che viene definito dagli addetti ai lavori “dialogo strategico” ; in particolare con Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea del Sud e Australia.

Questo lavoro è un lavoro a lungo termine, ove chi semina non sarà lo stesso che raccoglierà; ma la dimensione globale di alcune tematiche impone questo sforzo.

Il Generale ha tenuto a portarci come esempio i recenti colloqui con i massimi vertici militari cinesi. I primi nella storia dell’UEMC.

L’importanza della dimensione strategica di questo dialogo è emersa dai temi posti sul tavolo: dove, ad esempio, con la Cina si è parlato anzitutto di Africa e sicurezza informatica.

I nostri militari impegnati in Somalia si trovano comunque già ad operare a fianco di militari cinesi lì presenti per altre operazioni.

Il dialogo strategico, ha continuato il Generale, punta anzitutto a farsi conoscere per ciò che si è e ciò che non si è; il tutto per meglio capirsi quando le situazioni concrete imporranno o consiglieranno una collaborazione operativa.

Primato della Politica

Più volte nel nostro incontro il Gen. De Rousiers ha tenuto a sottolineare che l’UEMC è uno strumento a disposizione della politica, e neppure l’unico; anzi la sua efficacia ed efficienza viene valorizzata e potenziata dalla sintonia con gli altri strumenti a disposizione dell’UE; quali quello diplomatico, quello economico e quello di aiuto allo sviluppo.

Con questa precisazione il Generale non ha solo richiamato il primato della politica, dell’obiettivo sullo strumento, ma ha anche richiamato la necessità di un approccio omnicomprensivo alle crisi, al fine di essere credibili sin dall’inizio di un’azione agli occhi dei nostri interlocutori mondiali.

In questo senso una messa a giorno della strategia europea elaborata nel 2003 si rende necessaria; come pure la definizione del mandato strategico affidato allo strumento militare: una cosa è essere uno strumento a garanzia della sicurezza dei confini, altro è essere uno strumento di mitigazione e gestione di crisi regionali. Su questi punti l’invito è quello una riflessione più contestualizzata all’oggi.

Il Futuro

Due sono le linee di ragionamento proposte dal Generale: una che rivolge lo sguardo all’interno dello strumento UEMC e una rivolta allo scenario mondiale.

Per quanto riguarda l’aspetto “ad intra”, pur riconoscendo un importante percorso fatto in particolare nella capacità degli stati di assumersi rischi, molti sono ancora gli spazi di miglioramento; in particolare occorre superare la mancanza di una capacità permanente di Comando e Controllo, aumentare la capacità operativa e la capacità di analisi, potenziare lo staff in termini di risorse umane.

Sul piano esterno sarà senza dubbio utile continuare il dialogo strategico e potenziare l’approccio multilaterale. E in termini di osservazione regionale non perdere di vista lo scenario libico, attivando una prudente pianificazione operativa in collaborazione con i partner d’area (es. Tunisia ed Egitto).

I dati delle tabelle allegate mostrano con chiarezza la quantità di lavoro svolto dal Gen. De Rousiers , dal Comitato che egli presiede e anche dal suo staff.

Indubbiamente tre cose emergono, sia come lavoro svolto che come patrimonio consegnato al suo successore:

  • il grande impegno nel dialogo interno al Comitato
  • l’attenzione ad un approccio comprensivo nella gestione delle operazioni
  • lo sforzo nell’impostazione di un dialogo strategico capace di prospettiva.

Un lavoro corposo che lascia un’eredità importante, aperta e significativa.

Un buon punto di arrivo per il Gen. De Rousiers e una solida base di partenza per il suo successore Gen. M. Kostarakos.

Ad ogni modo, un buon risultato per tutta l’Europa.

admin

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